lunedì 16 novembre 2015

20 modi per fare impazzire il tuo veterinario



dottore arrabbiatoCi sono venti comportamenti dei proprietari che decisamente fanno impazzire il veterinario, aumentandone l'ansia e la frustrazione.
Da un confronto on line fra medici veterinari di tutto il mondo, ecco venti comportamenti dei proprietari di animali da compagnia che fanno arrabbiare, anzi generano ansia, irritabilità e frustrazione professionale.
Li ha raccolti il Blog Exoticpetvet, evidenziando come i comportamenti elencati riguardino clienti di tutti i ceti sociali, da quelli che amano il loro animale più di ogni altra cosa a quelli che al contrario non lo amano affatto. Spesso i proprietari avanzano richieste non realistiche e sviluppano aspettative irrealizzabili e il veterinario che cerca di assecondarli deve anche mettere in conto un sacco di frustrazioni e di stress.

I venti esempi riportati dal Blog non sono che "i modi più comuni per fiaccare tutta l'energia e buona volontà" di un veterinario. Eccoli.

1. Chiamare la clinica 5 minuti prima dell'orario di chiusura, il venerdì sera perchè il pet da ben tre giorni ha il vomito, non mangia, trema, ha una diarrea esplosiva, ma solo in quel momento è diventata una emergenza... 
2. Dissentire da una intera serie di possibili diagnosi perchè l'allevatore, il dog sitter, il barista sotto casa, il cugino o la nonna hanno già stabilito di cosa soffre l'animale e come andrebbe curato.
3. In situazioni analoghe pronunciare la frase: «Ma ho letto su Google che ..."
4. Rifiutare tutti i test diagnostici o i trattamenti idonei ad affrontare i molteplici problemi di salute congeniti del prezioso animale con pedigree, adducendo ristrettezze finanziarie o mostrarsi scandalizzati alla proposta di sterilizzazione, perché lo si vuole utilizzare per la riproduzione.
5 Chiedere un parere professionale e ignorarlo completamente, salvo poi lamentarsi con il veterinario che l'animale non migliora o peggiora. Quindi considerarsi derubati se si rendono necessari ulteriori interventi più costosi.
6. Chiedere prestazioni gratuite "perché è solo un randagio": un gatto vagante che vive, mangia, e dorme in casa vostra da 10 anni è ormai il vostro animale domestico, non è più un randagio.
7. Allo stesso modo, dire che è un caso di "soccorso" non si qualifica automaticamente come trattamento gratuito, né tantomeno giustifica il rifiuto a fargli avere le cure mediche di cui ha bisogno.
Se l'animale "salvato" non ha accesso a cure veterinarie tempestive e appropriate, non potrà dirsi "salvato"
8. Raccontare che l'animale "salvato" presenta forme di aggressività o paura perchè è stato maltrattato, pur non sapendo nulla della sua storia. Nella maggior parte dei casi gli animali sono timorosi perché non sono stati socializzati, non perché sono stati picchiati. La paura della scopa non significa necessariamente che l'animale è stato picchiato con una scopa.
9."Se amate gli animali dovete curarli gratuitamente". Se i veterinari lavorassero gratis ogni volta che viene loro richiesto, non ci sarebbe più neanche una clinica veterinaria (per bancarotta), non si ripagherebbero  le spese di laurea, non avrebbero di che mangiare. Non stanno cercando di rapinare nessuno, ma svolgendo un lavoro che amano, nell'interesse degli animali.
10. Chiedere la modifica dei dati riportati nella cartella clinica, o di "levare qualcosa", di modo che l'assicurazione paghi le spese. E' una frode.
11. "E 'solo molto vecchio" non è  una diagnosi nè una valida ragione per spiegare che l'animale non vede il veterinario da anni e ora soffre di insufficienza renale, gli marciscono i denti che cadono, soffre di ipertiroidismo... L'età non è una scusa per giustificare che questo accada.
12. Portare il gatto nella clinica in braccio senza un trasportino. Certo, si potrebbe pensare che è ben educato, ma potrebbe scappare sia dal proprietario che fuori in strada.
13. Dire al veterinario dopo che è stato morsicato che l'animale l'ha fatto altre volte e che il veterinario per il l avoro che fa dovrebbe considerare normale essere morsicato. Oppure dire che è colpa della cattiva gestione del veterinario se è diventato aggressivo
14. Avere un animale da compagnia esotico o particolare senza essersi informati sulle sue esigenze di cura basilari e portarlo dal veterinario quando è troppo tardi.
15. Rifiutare la sola idea di usare farmaci efficaci contro i parassiti perchè si utilizza olio di cocco / aglio / cristalli / olio per motore / o sciocchezze simiili.  Non è così che funziona la scienza.
16. Essere maleducati o pedanti con il personale e diventare gentili solo in presenza del veterinario. Lo staff è lì per prendersi cura dell'animale quando il veterinario è impegnato e non si fanno capricci per esigere di parlare con il veterinario immediatamente..
17.  Protestare per l'estrazione di 9 denti marci, lamentando che il costo è astronomico, quando il veterinario vi aveva detto di fare un controllo all'anno e ve ne siete dimenticati appena fuori dalla porta della clinica.
18. Dire «Non ha dolore, mangia sempre e non piange ". Gli animali sanno affrontare il dolore, ma se è zoppo soffrirà, se riesce a mala pena alzarsi la mattina probabilmente ha problemi di artrite e patisce dolore. Il fatto che mangi non è indice di qualità di vita.  Ascoltate i veterinari quando vi dicono che il vostro animale avverte dolore, hanno fatto molta formazione per riconoscerlo.
19. "Lo farò morire serenamente a casa". La morte spesso non è serena come la si vede nei film. Se l'animale  sta lottando per respirare, non può sollevare la testa, non  mangia da giorni, è disidratato e debole, si si sporca di urina e feci... e l'elenco potrebbe continuare..., perchè non si vuole prendere in considerazione l'eutanasia? La dignità nella morte è meglio di una lenta agonia a casa.
20. Dispensare consigli ad altri clienti in sala d'attesa, in disaccordo con il trattamento del veterinario, affermando  di essere un esperto di quella certa razza perché ne avete avuta una per 20 anni.(fonte: @nmvioggi)

martedì 10 novembre 2015

Noi veterinari aggrediti non siamo i professionisti della beneficenza



Veterinario green stetoVessazioni subite tramite social network e telefonia. Continua l’aggressione ai danni dei liberi professionisti da parte di singoli utenti che si professano animalisti.
Non succede solo a Padova. L’Ordine dei Medici Veterinari di Reggio Calabria riferisce di una iscritta che ha sporto denuncia all’Autorità Giudiziaria, in seguito a comportamenti collegate a cure in favore di animali senza proprietario. La Collega- scrive il Presidente dell'Ordine Rocco Salvatore Racco in una lettera aperta inviata alla stampa locale e veterinaria- "viene criminalizzata, ingiuriata, messa alla gogna mediatica, per non aver preso in carico un randagio dopo che una sua assistente aveva accertato che l’animale non necessitava cure immediate".  E non è la prima volta. Il Presidente parla di "vicissitudini che si presentano ormai con una certa regolarità". Le Istituzioni "non possono assistervi inermi lasciando nella totale solitudine il veterinario"- aggiunge.

"A coloro che continuano a individuare le strutture veterinarie private o il singolo medico veterinario quale professionista “dell’accoglienza e della beneficenza” l’assise veterinaria grida NO. Coloro che li vogliono praticare lo fanno per scelta autonoma e non per imposizione, sempre nel rispetto del codice deontologico della categoria e delle Leggi vigenti"- scrive Racco.
"Queste stesse persone sappiano- dice che l’Ordine dei Veterinari non tollererà simili aggressioni e si costituirà parte civile in tutte quelle vertenze che vedono coinvolti medici veterinari offesi, oltraggiati e denigrati. Lo stesso non sarà tenero, in termini disciplinari, nemmeno con quei colleghi che non rispettando la deontologia professionale disonorano la categoria cui appartengono.

L'Ordine dei Medici Veterinari di Reggio Calabria si dice "sempre disponibile a collaborare con le Istituzioni che lo richiedono" e tuttavia individua "una serie di carenze che di fatto impediscono il contenimento del fenomeno ed, in particolare, valuta che la gestione del randagismo deve essere affidata ad un solo Ente, Comune singolo o associato, Azienda Sanitaria Provinciale, Provincia, ecc.; per la stessa gestione devono essere previste risorse idonee, volte alla custodia degli animali (canili sanitari e canili rifugio), sale chirurgiche per la loro sterilizzazione e per gli interventi di necessità, mezzi per il trasporto degli animali catturati e relative attrezzature, personale sanitario e tecnico, ausili informatici per la parte burocratica".

"Sono interventi - scrive il Presidente Racco- da pianificare a breve, medio e lungo termine provvedendo, nel contempo, a stipulare convenzioni con il privato per tutte le condizioni applicative sopra dette compresa la parte medico veterinaria, le cui strutture diffuse capillarmente sul territorio provinciale potrebbero offrire la necessaria assistenza a tale debole popolazione animale".

Traffico di cuccioli: ancora non raggiunto l'obiettivo


cucciolata neonati"Alla luce di quasi cinque anni di esperienze, la legge 201/2010 andrebbe resa più efficace inasprendo le sanzioni ma anche coordinando il controllo sul territorio nazionale".
Lo dichiara il Presidente della Fnovi, Gaetano Penocchio,all'AdnKronos. "Le norme in vigore che non consentono il commercio di cuccioli sotto i tre mesi - spiega Penocchio - sono difficili da applicare, perché spesso non è semplice provarne l'età.

Stipati in minuscole gabbie senza aver la possibilità di muoversi e nutrirsi durante i viaggi, i cuccioli sono esposti a rischi altissimi in quanto "non sono in grado di sviluppare immunità alle malattie anche nel raro caso in cui siano realmente vaccinati". "I rischi" - spiega Penocchio - "possono essere riassunti in due categorie: la possibilità di ammalarsi a seguito delle condizioni e lunghezza dei viaggi (fattori di grave stress) con conseguente contagio agli altri cuccioli trasportati, e l'introduzione e diffusione di malattie nei luoghi di commercio".

Secondo un'inchiesta avviata da 'Il Giornale', nel 2014 sono stati sequestrati circa 550 animali per un valore di 500mila euro. I gruppi a capo del traffico imbottiscono i cuccioli di medicinali che occultano la loro reale condizione fisica, ignorando i danni provocati dal trasporto coatto e dall'allontamento precoce dalla madre: "E' noto che le malattie infettive possono essere mortali per i cuccioli. Non meno importanti" - conclude Penocchio - "sono le malattie parassitarie: la diffusione di parassiti interni ed esterni determina l'abbassamento delle già scarse difese immunitarie, aggravando il quadro clinico. Non ultimo il rischio di sviluppare patologie del comportamento a seguito dell'allontanamento precoce dalla madre".

Con la Legge 4 novembre 2010, n. 201 -Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, nonche' norme di adeguamento dell'ordinamento interno- è stato introdotto il reato di traffico di cuccioli. L'articolo 4 punisce -con la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da euro 3.000 a euro 15.000.chiunque- al fine di procurare a se' o ad altri un profitto, reiteratamente o tramite attivita' organizzate, introduce nel territorio nazionale animali da compagnia  privi di sistemi per l'identificazione individuale e delle necessarie certificazioni sanitarie e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale. La pena e' aumentata se gli animali  hanno un'eta' accertata inferiore a dodici settimane o se provengono da zone sottoposte a misure restrittive di polizia veterinaria adottate per contrastare la diffusione di malattie trasmissibili proprie della specie.(fonte: @nmvioggi)

Il canile allontana Ponzetto, ma era un veterinario scrupoloso nelle cure



io sto con ponzetto
Dopo 16 anni, Luciano Ponzetto non sarà più direttore sanitario della struttura. Fnovi smentisce di avere esercitato pressioni.
La conferma del 'licenziamento' da direttore sanitario del canile di è arrivata nel fine settimana, al termine di un lungo consiglio dei responsabili della struttura. Lo riferisce il quotidiano La Stampa. La struttura ospita circa 150 cani. «Ringrazio il canile e il presidente Sardino per la fiducia accordata in questi lunghi anni»- si è limitato a dire il Collega.

A risolvere definitivamente il canile all'irrevocabile decisione  sarebero state le pressioni degli animalisti, in particolare della Lega nazionale per la difesa del cane. Non della FNOVI come sostenuto dal quotidiano La Stampa, che ha infatti smentito di avere esercitato pressioni: "la Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani non ha mai avuto contatti con il giornale in oggetto, né tantomeno ha esercitato pressioni di qualsiasi natura sui datori di lavoro del sanitario".

Luciano Sardino, presidente del consiglio direttivo della delegazionie di Caluso della Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Ivrea. "Ci teniamo a sottolineare con forza la nostra totale contrarietà rispetto a qualsiasi forma di caccia o abuso su animali, selvatici o domestici essi siano - si legge in una nota del canile . "La nostra sezione ha sempre mantenuto un rapporto professionale con i Medici ed il personale (e quindi non solo con il dr. Ponzetto) dello Studio Veterinario in questione, che negli anni si sono dimostrati molto attenti ai bisogni oltreche’ scrupolosi nelle cure degli ospiti a quattro zampe del ns. rifugio".

Nuovo direttore sanitario - "Ci teniamo però a precisare che non è il solo studio con il quale lavoriamo e che stavamo gia’ valutando la possibilità di altre forme di collaborazione. Va tenuto presente che la sostituzione di un direttore sanitario di una struttura come la nostra richiede tempo e profonde valutazioni che soddisfino le ns. esigenze fatte di quotidianita’, emergenze, terapie continuative ed interventi notturni. Sara’ comunque nostra  cura individuare in tempi brevi, come gia’ da tempo preso in considerazione, un nuovo direttore sanitario".

Il Presidente dell'Ordine dei Veterinari di Torino Thomas Bottello ha nuovamente precisato che non ci sono gli estremi per un provvedimento disciplinare e di voler agire senza discriminazioni. E sulla modifica del Codice Deontologico annunciata dalla Fnovi, Bottello spiega: «Il nostro obiettivo era è resta quello di favorire la massima trasparenza - dice -. Non vogliamo dividere l’albo tra veterinari di serie A e di serie B. Ognuno sarà libero di coltivare le proprie passioni, caccia compresa. Bisogna, però, prendere atto del fatto che negli anni è cambiata la concezione e la percezione degli animali nella nostra società. Di conseguenza è cambiata anche la percezione che la gente ha del nostro lavoro».

Intanto, il Fronte Animalista è tornato una seconda volta davanti all’ambulatorio del medico di Caluso. E a replica dello striscione affisso dai clienti, «#iostoconildottorponzetto», (foto) ha srotolato un altro hashtag: «#iononstocongliassassini».(fonte:@nmvioggi)

domenica 8 novembre 2015

Chi è il vero avido?


porta a porta copy
I pastori tedeschi di Bruno Vespa saranno grati al loro veterinario. E’ vero, non tutti i cani sono fortunati come i suoi, ma Dottor Vespa: chi è il vero avido? ANMVI ha diffuso un comunicato stampa rispondendo agli interrogativi lanciati ieri sera in TV dal conduttore di Porta a Porta. 
(Cremona, 6 novembre 2015) – Più si amano e più si curano. O non è vero amore. Cani e gatti, 14 milioni accasati nel 50% delle famiglie italiane, sono sempre più accuditi e longevi.
Ieri sera Porta a Porta ha mandato in onda uno spaccato reale del costume e delle nuove tendenze sociali: l’animale da compagnia, il cane in particolare, è sempre più considerato come un figlio. E ai figli non si rinfaccia il conto delle cure mediche.

Con i suoi tre pastori tedeschi- più volte ricordati in trasmissione- il conduttore Bruno Vespa supera addirittura la norma nazionale (1 cane per famiglia) e si è assunto il triplo delle responsabilità e degli oneri del proprietario-tipo; quest’ultimo non è affatto costretto a spendere “metà dello stipendio” per mantenere il suo cane, ma certamente paga tasse molto elevate: IVA al 22%, come sui beni superflui, senza adeguate detrazioni fiscali.

"Ponetevi il problema!"- Per i suoi tre cani- curati e ben custoditi nella casa di campagna- il conduttore di Porta a Porta spende molto ma si lamenta, facendo giustamente notare che non tutti hanno le stesse possibilità economiche. “Ponetevi il problema!” è stata l’invocazione di Vespa ai Medici Veterinari che, fra il serio e il faceto, non si spiega come funzionano le dinamiche di spesa.
E allora, l’ANMVI fa sapere che i Medici Veterinari il problema se lo sono già posto e hanno già individuato le soluzioni:

- una Medicina Veterinaria di Base convenzionata con le strutture veterinarie italiane già sul tavolo del Ministero della Salute
- la detassazione da IVA delle cure veterinarie
- l’aumento del recupero fiscale delle spese sanitarie (medicinali veterinari compresi)
- la cessione diretta del medicinale veterinario presso le strutture veterinarie (studi, ambulatori, cliniche ed ospedali capillarmente autorizzate in Italia) in favore dell’appropriatezza prescrittiva, con possibili risparmi.
– il rispetto della prescrizione veterinaria nell’interesse del paziente e senza sostituzioni di medicinale in farmacia. E’ fraudolenta la sostituzione che porta alla consegna di un farmaco umano pagato dal SSN.

"Avidi?"- Bruno Vespa scherza, ma si lascia scappare la parola “avidità”. Oggi la medicina veterinaria è un servizio privato, reso ai più alti livelli di prevenzione, diagnostica e terapia, che offre- sopportando investimenti tecnologici e strutturali senza alcun aiuto di Stato - servizi e prestazioni che permettono anche ai tre pastori tedeschi di Bruno Vespa di poter vivere meglio e più a lungo.

I Governi nazionali, di ogni tempo e colore, non si sono mai preoccupati di trovare risorse finanziarie in favore delle strutture veterinarie italiane e dei proprietari degli animali da compagnia. Hanno alzato però le tasse sugli animali da compagnia. Dottor Vespa, chi è avido?

Ufficio Stampa ANMVI
0372/40.35.47


La prima parte della puntata di ieri sera di Porta a Porta è stata dedicata "ai nostri amati animali domestici". Ospiti in studio Massimo Boldi, Paolo Conticini, Gabriele Cirilli, Ela Weber, Massimiliano Ossini, conduttore del programma di Rai2 Cronache animali, Federico Coccia, direttore del bioparco di Roma, Piera Rosati, presidente di Lega nazionale per la difesa del cane, Chiara Durio, presidente dell’associazione italiana delle industrie di sanità animale.

Pets e umani: come cambiano le abitudini



Come sono organizzate le case dei proprietari italiani? I risultati di un sondaggio su abitudini e gestione degli spazi fra le pareti domestiche. 
Una indagine condotta Houzz Italia - piattaforma online di ristrutturazione e design domestico- rivela che il 43% dei proprietari di animali da compagnia, negli ultimi 2 anni, ha effettuato delle modifiche alla casa con lo scopo di creare ambienti più adatti e confortevoli per il proprio animale. Di questi, il 44% ha aggiunto un’intera area dedicata al proprio pet, il 37% ha riadattato le zone esterne all’abitazione, mentre il 15% si è limitato a riconfigurare la disposizione di una sola stanza.

L'indagine ha voluto capire se per i propri cani e gatti, gli italiani sono disposti a “reinventare” appositamente gli spazi. I due terzi dei rispondenti ha previsto delle aree specifiche dedicate ai propri cani o gatti. Il 72% dei pet ha un’apposita area per mangiare, il 57% ha la propria nicchia per dormire, mentre il 27% ha uno spazio allestito outdoor.  Il 37% dichiara che il proprio gatto può salire su tutti i mobili senza limiti, contro il 30% dei cani. Il 39% dei gatti inoltre ha diritto a dormire “muso-muso” con il proprio umano nel letto, contro il 21% dei cani.

Il 75% di chi ha scelto di vivere con un animale domestico, lo ha fatto per la propria felicità o quella della propria famiglia (51%), altri perché, come dimostrano anche alcune ricerche scientifiche, prendersi cura di un amico peloso aiuta ad allontanare lo stress (51%).

Ma condividere gli spazi con un altro essere vivente ha anche un rovescio della medaglia, soprattutto in termini di pulizia. Il 79% dichiara di non sopportare i peli che invadono la casa, in particolar modo nella stagione delle mute, il 24% non ama mantenere pulito lo spazio dei propri animali mentre il 19% mal sopporta i cattivi odori causati dalla presenza di un animale tra le pareti domestiche.

Quanto alla propensione di spesa,  il 26% di chi ha un cane e il 20% di chi ha un gatto, negli ultimi due anni hanno sborsato oltre 1000 euro. Fra i rispondenti al questionario (79%), la maggior parte del budget viene investito in ciotole per il cibo, il 44% per le cucce e il 34% per i tiragraffi.

“E’ ormai evidente che il l trattamento e la considerazione degli animali domestici sono molto cambiati nel tempo, e anche la nostra ricerca sembra confermare questa tendenza”, ha dichiarato Mattia Perroni, MD di Houzz Italy. “Se prima si preferiva tenerli in giardino e negli spazi esterni, adesso sono diventati sempre più parte della famiglia e trascorrono la loro vita accanto ai loro padroni. Ecco perché spesso e volentieri, come dimostrato dal sondaggio, ci si ritrova a modificare e adattare gli spazi della propria casa a misura di pet”.(fonte:@nmvioggi)

Amputazioni estetiche e certificati sospetti


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Povera bestia, correndo nei campi è rimasto impigliato con un orecchio nel filo spinato... Repubblica si occupa di amputazioni estetiche nei cani: "La protesta dei veterinari: arti tagliati per vincere i concorsi di bellezza "Ma la legge lo vieta".  E le procure indagano. Interviste di Jenner Meletti  a Marco Melosi, Carla Bernasconi e Francesco Orifici.


Povera bestia, quel mastino napoletano. Anche molto sfortunato. Correndo nei campi, è rimasto impigliato con un orecchio nel filo spinato. Ha cercato di liberarsi ma guarda caso anche l'altro orecchio è finito sulle spine di metallo. Per questo, scrive in un certificato il suo veterinario, "è stato necessario eseguire una conchectomia bilaterale": qualche colpo di bisturi, via ambedue le orecchie. Il mastino in questione non è un randagio. È un cane di razza, un anno e mezzo di età, tanto bello da poter partecipare al World Dog Show che si è svolto a giugno a Milano. Difficile che un cane come questo possa essere lasciato libero in campi con filo spinato. Costa infatti fra i 1.000 ed i 2.000 euro da cucciolo, con la prospettiva di "valere" 70 - 80 mila euro dopo avere ricevuto premi in varie expo (e ci sono razze ancor più pregiate, come il pastore tedesco, che con molte vittorie e ottima capacità riproduttiva possono raggiungere il mezzo milione).

Quello del mastino è solo uno dei 900 certificati "sospetti" ora al vaglio dei 102 ordini provinciali della Fnovi, Federazione nazionale ordini veterinari italiani. Ai colleghi i presidenti degli ordini faranno domande precise. "È sua la firma?". "Ha scritto il vero? ". In caso di dolo - in molte carte già evidente - partiranno le sanzioni (dalla sospensione alla radiazione) e le denunce alla Procura. "C'è un'enorme quantità - dice Carla Bernasconi, vice presidente nazionale della Fnovi - di certificati di medici veterinari che giustificano le amputazioni dei cani esposti alle manifestazioni. Questi atti sono una sconfitta per la rispettabilità della professione".

Bisogna partire dal 2010, per comprendere questo conflitto fra veterinari. In quell'anno con la legge 201 si ratifica la Convenzione europea animali da compagnia del 1987 che vieta "interventi chirurgici destinati a modificare l'aspetto di un animale da compagnia o finalizzati ad altri scopi non curativi ". In particolare si proibiscono "il taglio della coda, il taglio delle orecchie, la recisione delle corde vocali, l'asportazione delle unghie e dei denti".

Fatta la legge, trovato l'inganno. Basta presentarsi alle esposizioni con un certificato veterinario che dichiari i "motivi curativi" delle amputazioni e tutto fila liscio. Centinaia di infezioni, traumi, ferite da aggressione giustificano i bisturi. Ma dal gennaio di quest'anno Fnovi, Enci (Ente nazionale della cinofilia italiana) e Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) decidono di controllare davvero i certificati presentati. Sotto la lente ci sono i cani italiani (mastino napoletano e cane corso) sottoposti a conchectomia, non permessa in Italia ma praticata e legale in tanti Paesi - come la Russia, la Polonia, la Slovenia, l'Ungheria, l'Irlanda, la Gran Bretagna - che non hanno sottoscritto la Convenzione europea.

"Non voglio considerare colleghi - dice Francesco Orifici, medico veterinario dell'Anmvi - quelli che firmano certificati dichiarando il falso. Si scrive ad esempio che in un orecchio c'è una patologia. Ma perché si taglia anche l'altro? Si dichiara che c'è un otoematoma e si taglia tutto: i veterinari bravi e onesti sanno che si può guarire con un piccolo intervento e non certo con la conchectomia. I 900 certificati raccontano purtroppo che ci sono professionisti che si comportano in modo schifoso. Si vendono per un piatto di fagioli: 150 euro per un taglio delle orecchie, senza terapia del dolore".

Carla Bernasconi, vice presidente Fnovi, sta coordinando le prossime mosse degli Ordini. "Se si accerta che l'intervento non è necessario, si rischia la denuncia per maltrattamento o lesioni ad animali. Legge 189, articolo 544 del codice penale. Reclusione da 3 a 18 mesi o multa da 5.000 a 30.000 euro. C'è poi il reato di falsità ideologica in certificazione, con reclusione fino a un anno. Da parte sua l'Ordine può sospendere l'iscritto da 1 a 6 mesi o arrivare alla radiazione. Non tutti i 900 certificati sono autentici. Ci sono timbri falsificati. In compenso, ci sono nomi di veterinari che appaiono in troppi certificati. Occorre fare una vera pulizia".

"Il fatto che più ci indigna - dice Marco Melosi, presidente dell'Anmvi - è che nelle gare i giudici continuino a premiare i cani mutilati, che arrivano soprattutto dai Paesi che ancora non rispettano la Convenzione europea. In questo modo incentivano le frodi anche da noi, che abbiamo messo al primo posto il benessere animale". Una buona notizia, per i mastini napoletani ed i corsi. L'Enci ha proposto di eliminare il taglio delleorecchie dallo "standard" di queste razze. Essendo queste "italiane" anche gli allevatori stranieri dovranno adeguarsi. Il mastino con le orecchie "piatte e aderenti alla guancia" sembrerà un cucciolo di settanta chili. Ma sarà ancora più bello. ("Via code e orecchie". Il business del ritocco che trasforma i cani in star da passerella, di Jenner Meletti, repubblica.it)

Nessun illecito disciplinare per il veterinario cacciatore


rinoceronte
"Si tratta di una attività hobbistica regolamentata dalle leggi che non ci consentono di prendere provvedimenti nei suoi confronti". E' il parere del presidente dell'Ordine di Torino, confermato dalla FNOVI che apre a modifiche del Codice Deontologico. Penocchio: "Un ripensamento dovrà essere fatto". Riflessione interna su "coerenza, intelligenza e responsabilità". 
Riflettori mediatici puntati per giorni e giorni sul veterinario per la caccia grossa in Tanzania. Accuse, insulti, invocazione della radiazione e minacce di morte. Pressioni sull'opinione pubblica che hanno spinto la stama a sollecitare il parere dell'Ordine e della Fnovi.

L’Ordine provinciale dei veterinari di Torino ha fatto sapere che non esiste alcuna norma che vieta la pratica venatoria ai suoi associati purchè esercitata nel rispetto delle leggi vigenti a livello nazionale ed internazionale. "Si tratta di una attività hobbistica regolamentata dalle leggi che non ci consentono, dunque - spiega il presidente Thomas Bottello - di prendere provvedimenti nei suoi confronti"- ha dichiarato il Presidente Thomas Bottello. Non limitabile dunque il suo diritto a svolgere attività hobbistiche e queste ultime, a loro volta, non possono essere utilizzate in modo strumentale dagli organi di stampa per ingenerare presso l'opinione pubblica un'immagine negativa, sia moralmente che professionalmente".

Che dal punto di vista deontologico non vi siano gli estremi per un'azione disciplinare lo sostiene anche il Presidente della FNOVI, Gaetano Penocchio, intervistato dalla trasmissione radiofonica "Italia sotto inchiesta". La circostanza è stata avvalorata in trasmissione dal parere legale dell'avvocato Rinaldo Romanelli, Componente della Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Romanelli - dopo aver chiarito  che le minacce di morte su Facebook costituiscono inequivocabilmente un reato penale "procedibile d'ufficio" nel quale può anche concorrere il reato di diffamazione-  ha ribadito che lo svolgimento dell'attività di caccia per un Medico Veterinario non solo non è reato ma non configura "neanche un illecito disciplinare".

Incalzato dalla conduttrice Falcetti  che insistentemente chiede di "cambiare lo Statuto" della professione, il Presidente Penocchio risponde: "In questo momento non abbiamo gli strumenti per affrontare una cosa del genere, perchè il Codice Deontologico è limitato a regolare i comportamenti all'interno dell'esercizio della professione. Il nostro articolo 1, una sorta di manifesto della nostra professione dice che nello svolgimento dell'attività professionale, uno degli obiettivi è la conservazione e la salvaguardia del patromonio faunistico, ispirato a principi di tutela della biodiversità, dell'ambiente e della cosesistenza compatibile con l'uomo. Il Codice è limitato peraltro limitato allo svolgimento dell'attività professionale di quel medico veterinario. Non possiamo fargli un procedimento disciplinare, perchè non ci sono gli spazi e non c'è la regola che può sostenere un procedimento disciplinare".

Non si può cambiare? insiste Falcetti. "Noi crediamo di avere uno dei Codici Deontologici più avanzati d'Europa, siamo sicuri, e forse anche del mondo- risponde Penocchio-  Il Codice Deontologico è uno strumento dinamico, quindi si può cambiare e  senza dubbio un un ripensamento rispetto a questo evento delle nostre regole, dovrà essere fatto, naturalmente andrà discusso e condiviso e non raramente nei nostri consigli nazionali andiamo a modificare articoli e passi del nostro Codice Deontologico".  La conduttrice s'infervora:"io non lo vorrei più quel veterinario". "Noi abbiamo poco a che fare con questi comportamenti"- chiude Penocchio.

Intanto, il collega - secondo quanto riporta una nota dell'ANSA- ha presentato due denunce alla stazione provinciale dei Carabinieri: una contro ignoti per quanto riguarda i commenti postati sul web e una per diffamazione a mezzo stampa. Nei giorni scorsi, l'interessato ha anche fatto diffondere una dichiarazione: "La professione di veterinario non è incompatibile, né sotto il profilo deontologico né sotto quello morale, con attività di caccia o safari, praticate nel rispetto delle vigenti leggi, ove esse possono essere svolte". Nella notte, il suo ambulatorio è stato preso d'assalto dal Fronte Animalista.(fonte:@nmvioggi)

Aggressioni canine, problema non risolto


pitbull guinzaglio
Fra il 2014 e il 2015, il Dipartimento di prevenzione veterinario dell’ASL di Monza e Brianza ha sottoposto ad osservazione 567 cani.

Il bilancio fa seguito all'ennesimo episodio di aggressività canina che vede protagonista un pittbull che ha morsicato morsicato due persone e un altro cane. L’animale é stato sequestrato dai carabinieri di Arcore con gli uomini del dipartimento di prevenzione veterinario dell’Asl MB e affidato a una struttura su disposizione della Procura della Repubblica di Monza. Cane e padrone avevano già ricevuto un ammonimento, ma nonostante l’obbligo di guinzaglio e museruola, il cane ha aggredito un giovane in strada ferendolo a gambe e braccia (liberato e aizzato dal padrone), e un altro uomo che cercava di difendere il suo cane dai suoi morsi.
Il proprietario del Pittbull é stato inoltre denunciato per lesioni colpose, omesso controllo e violazione disposizioni dell’autorità di prevenzione veterinaria ASL.

Dati e provvedimenti- Nell'arco del 2014, il Dipartimento di prevenzione veterinario dell’ASL di Monza e Brianza ha sottoposto ad osservazione 317 cani morsicatori che hanno causato lesioni “da morso” a persone o altri animali. Per tali motivi sono state emesse 43 Ordinanze a carico dei rispettivi proprietari a seguito di valutazione comportamentale con esito “cane a rischio potenziale elevato”, con successivo deferimento all’Autorità Giudiziaria di 5 soggetti per inottemperanza ai precetti contenuti nell’Ordinanza.
Nell’anno 2015 sono stati oggetto di osservazione 250 cani che hanno causato lesioni da morso a persone o altri animali; 24 le Ordinanze a carico dei rispettivi proprietari a seguito di valutazione comportamentale con esito “cane a rischio potenziale elevato”, deferimento all’Autorità Giudiziaria di 4 soggetti per inottemperanza ai precetti contenuti nell’Ordinanza.

Collaborazione istituzionale e prevenzione- La recrudescenza di questi eventi ha reso sempre più stretta ed efficace, anche sul piano operativo, la collaborazione tra i vari Organi deputati alla sicurezza dei cittadini – in senso lato – tra cui la Procura della Repubblica di Monza, i Comandi Territoriali dell’Arma dei Carabinieri, i Commissariati della Pubblica Sicurezza, i Comandi delle Polizia Locali e il Dipartimento di prevenzione veterinario dell’ASL di Monza e Brianza, al fine prevenire ulteriori episodi di aggressione, anche tramite gli strumenti coercitivi a disposizione (ordinanze, sequestri, notizie di reato).
Inoltre,  per diffondere la cultura di un corretto rapporto “uomo- animale”, il Dipartimento di prevenzione veterinario dell’ASL MB, in collaborazione con diverse Amministrazioni comunali, fa sapere di avere organizzato negli ultimi anni corsi per il rilascio del “Patentino” per proprietari di cani, con lo scopo di trasmettere nozioni di corretta gestione dei propri animali e conoscenza dei doveri dei proprietari, dettati dalla normativa vigente.(fonte: @nmvioggi)