lunedì 26 agosto 2013

Trasfusione di sangue da cane salva la vita ad un gattino!

In Nuova Zelanda, una trasfusione di sangue da un labrador ha salvato la vita a un gatto che aveva ingerito veleno per topi.

A quanto riferisce il New Zealand Herald, la proprietaria aveva portato d'urgenza dal veterinario della cittadina di Tauranga il suo gatto Rory di 7 anni dopo aver udito orribili miagolii e averlo trovato quasi paralizzato. Lo stato di salute del felino peggiorava rapidamente ed era necessaria una trasfusione di sangue urgente, ma la veterinaria, Kate Heller, non aveva tempo sufficiente per mandare un campione di sangue al laboratorio per identificare il gruppo sanguigno.

Ha quindi deciso di prendere il rischio e utilizzare il sangue di un cane, un labrador messo a disposizione da un'amica della padrona. Prima della trasfusione Rory era ''paralizzato e rantolava' ma un'ora dopo faceva le fusa e ha mangiato una manciata di biscottini'', ha detto la proprietaria.

''La gente penserà che la procedura fosse veramente al limite, ma ha funzionato e gli abbiamo salvato la vita'', ha aggiunto la veterinaria. I gatti non hanno anticorpi preformati verso il sangue dei cani, quindi le probabilità di una reazione fatale sono minori. Il sangue di un cane giovane e sano, di una razza più grande, può essere adatto'', ha spiegato. (ANSA)

Portare gli animali in ufficio è giusto (per loro)?

ColangeliAtteggiamento lesivo? Portare gli animali in ufficio è giusto per loro, quali sono gli accorgimenti da attuare?
A Fiumicino in ufficio con il cane? Se n'è discusso quest'estate. La trasformazione del rapporto uomo-cane nei secoli è legata alla modificazione della struttura sociale-economica degli uomini della società.
Ricordiamo brevemente i passaggi evolutivi principali dal primo incontro tra l'homo sapiens ed il lupo, che la ricerca inserisce tra i 100.000 e i 50.000 anni orsono, e le conseguenti modificazioni filogenetiche che porteranno dal lupo al cane:
a) interazione arcaica: si basa sulla sinantropia, un mutuo vantaggio, basata sulla possibilità da parte dell'animale di trovare più facilmente una risorsa alimentare, mentre per l'uomo cacciatore-raccoglitore di aumentare la sicurezza del gruppo con la vigile presenza dell'animale; il rapporto tra i due soggetti diventa sempre più relazionale, da una parte favorito dal bisogno umano di esplicare un comportamento epimeletico (accudire qualcuno), dall'altra favorita dall'aspetto fortemente collaborativo dell'ormai cane con una sovrapposizione del suo welfare con quello del gruppo di appartenenza;
b) interazione economico-funzionale: coincidono la "domesticazione" da parte dell'uomo allevatore-agricoltore e la trasformazione del cane in soggetto da lavoro e/o da utilità; da qui inizia quella pressione selettiva da parte dell'uomo sul cane che porterà alla variazione filogenetica delle razze, con importanti differenze morfologiche e comportamentali (caccia, conduttori di greggi, guardiani di armenti, ecc.); purtroppo la visione dell'uomo nei confronti del cane è basata sul meccanicismo, cioè cane in quanto automa;
c) interazione zooantropologica: con il progressivo spostamento delle attività produttive dall'ambiente rurale all'ambiente urbano, il cane acquisisce sempre più il ruolo di "pet", animale da compagnia, dove viene rispettata la sua alterità e favorite le sue potenzialità cognitive, allontanando la deriva antropoformizzante che spesso caratterizza la relazione.
La risposta quindi alla domanda iniziale è assolutamente affermativa, proprio per questo bisogno di collaborazione stretta tra uomo e cane, di condivisione delle esperienze con il proprietario quale centro referenziale, aspetti relazionali che hanno permesso la coevoluzione tra uomo e cane.
Ma ad alcune condizioni importanti:
a) una crescita culturale della società che deve "permettere" il binomio: facilitazioni di spostamento sui mezzi pubblici, favorire l'entrata dei cani nei pubblici uffici, creazione di aree ricreative per cani da parte delle istituzioni, ecc.
b) un rispetto dei fabbisogni comportamentali dei cani: uscite nelle aree ricreative per l'attività fisica e ludica nei momenti di pausa lavorativa; un apprendimento preventivo del gioco della "copertina", strumento che rinforza lo stato di calma del cane e delimita la sua zona di riposo, da porre nella stanza di ufficio; un corretto rifornimento in cibo ed acqua.
Il cane ci deve insegnare che i tempi non sono quelli nevrotici ed incalzanti del terzo millennio, ma che si può alternare una pratica di ufficio con una carezza o con uno sguardo d'intesa.

Raimondo Colangeli, Vice Presidente ANMVI