mercoledì 22 maggio 2013

Un cane fa bene (alla salute)!

Avere un cane può ridurre il rischio di malattie cardiovascolari
Motivi psicologici, sociologici e fisiologici plausibili a favore dell'associazione, secondo una revisione degli studi. Ma occorre una qualità di vita sana
“Il possesso di un cane è probabilmente associato a un ridotto rischio di cardiopatie”. L’affermazione è contenuta in una dichiarazione scientifica pubblicata dalla American Heart Association, la maggiore associazione di medicina cardiovascolare americana, in seguito alla revisione, da parte di un comitato appositamente riunito, di anni di dati sui benefici cardiovascolari associati al possesso di un animale da compagnia.

Le persone che possiedono un cane hanno sicuramente più motivi di uscire e fare passeggiate e gli studi mostrano che il legame stretto che la maggior parte dei proprietari forma con il proprio animale è in grado di ridurre le reazioni allo stress e diminuire la frequenza cardiaca del proprietario in presenza dell’animale.

Benché gli esperti non abbiano voluto effettuare dichiarazioni eccessivamente forti, osservano che esistono motivi psicologici, sociologici e fisiologici plausibili per ritenere che il possesso di un animale da compagnia possa realmente avere un ruolo causale nel ridurre il rischio cardiovascolare.

Il rapporto ha rivisto decine di studi e nel complesso è apparso chiaro che i proprietari di pet e in particolare di cani (l’oggetto della maggior parte degli studi) avevano una salute migliore rispetto alle persone che non possedevano un animale da compagnia.

Numerosi studi mostrano che la presenza del cane riduce la reazione dell’organismo allo stress con una diminuzione della frequenza cardiaca, della pressione ematica e del rilascio di ormoni adrenalino-simili in presenza dell’animale, rispetto a quando quest’ultimo è assente.

I proprietari di animali tendono ad effettuare maggiore attività fisica e hanno livelli di colesterolo e trigliceridi moderatamente più bassi. Alcuni studi hanno anche indicato che i proprietari di pet di qualsiasi tipo avevano una maggiore probabilità di sopravvivere agli attacchi cardiaci.

In uno dei pochi studi controllati randomizzati inclusi nel rapporto, 48 agenti di borsa stressati e ipertesi venivano trattati con farmaci per ridurre la pressione ematica e poi venivano suddivisi in 2 gruppi. Quelli di un gruppo adottavano un cane o un gatto. Sei mesi più tardi, lo studio riscontrava che quando gli agenti finanziari che avevano adottato un animale erano in compagnia dei loro pet erano notevolmente più calmi a fronte di eventi stressanti, rispetto all’altro gruppo.

Tra i proprietari di pet esistono tuttavia notevoli differenze tra coloro che portano a passeggio il cane e quelli che non lo fanno. Inoltre, gli autori puntualizzano che per le persone che hanno comunque una vita sedentaria, fumano, non hanno una dieta sana e non controllano la pressione ematica, l’adozione di un animale non è una strategia prudente per ridurre il rischio cardiovascolare.


“Pet ownership and cardiovascular risk: a scientific statement from the American Heart Association.” Levine GN, Allen K, Braun LT, et al. Circulation 2013; published online May 9, 2013.

sabato 18 maggio 2013

Pet-therapy: presentata la proposta di una legge quadro nazionale


BrambillapetIl progetto prevede strumenti ed attività di supporto in una pluralità di patologie, attraverso un approccio multidisciplinare, che impegna diverse professionalità.

Riconoscere la "pet therapy" come metodo di "co-terapia", fissare il principio per cui essa sia fondata sulla relazione con gli animali coinvolti - ai quali devono essere garantite le migliori tutele - e non sul loro sfruttamento, dare un quadro di certezze a pazienti, medici ed operatori. Sono i principali obiettivi della proposta di legge "Disciplina delle attività e delle terapie assistite dagli animali", depositata nei giorni scorsi alla Camera dall'on. Michela Vittoria Brambilla (Pdl). "Ai nostri bambini malati - spiega la parlamentare -deve essere garantito l'accesso ad ogni possibile attività e terapia che possa aiutarli e dare loro beneficio". Il testo è stato presentato oggi a Monza, nel centro Maria Letizia Verga, specializzato in leucemie infantili, dove un nuovo progetto di "pet therapy" prenderà il via nei prossimi giorni con l'associazione "Frida's Friends".

La proposta di legge mira a colmare un vuoto. Alcune Regioni (Puglia, Piemonte, Veneto e ultimamente il Friuli-Venezia Giulia) hanno legiferato sull'argomento, ma manca ancora una legge-quadro nazionale, che riconosca esplicitamente la pet therapy e definisca criteri e standard validi per tutti. Il testo proposto dall'on. Brambilla distingue tra "attività assistite dagli animali" (AAA) – cioè "interventi relazionali di tipo educativo, didattico, formativo e ricreativo" realizzati da gruppi di lavoro qualificati – e "Terapie assistite dagli animali" (TAA) vere e proprie terapie necessariamente praticate con l'intervento del medico. Prevede l'istituzione di una commissione nazionale, composta da esperti delle varie discipline coinvolte, che, tra l'altro, definisca criteri, condizioni e requisiti per la valutazione dei progetti di AAA e TAA, individui le figure professionali specifiche e le procedure standard ed elabori un regolamento da sottoporre al ministero della Salute. Norme apposite sono dettate a tutela del benessere degli animali, che devono superare un'apposita valutazione e in nessun caso essere impiegati per prestazioni che comportino fatiche o stress psico-fisici. "La pet therapy - spiega l'on. Brambilla - non può e non deve essere "sfruttamento" degli animali, ma – al contrario – li riconosce come individui capaci di stabilire un rapporto emozionale profondo con gli esseri umani, rispettando le caratteristiche etologiche di entrambi". Nel testo é peraltro previsto il divieto di coinvolgere animali selvatici o esotici, cuccioli di età inferiore ad un anno, animali anziani, femmine gravide, animali in condizioni patologiche. Inoltre, agli animali deve essere sempre garantita un'adeguata vita in famiglia con il proprietario/conduttore.

Alla presentazione hanno partecipato l'équipe di cani-terapeuti di Frida's Friends, partner principale di Medicuore-Associazione Medici Brianza e Milano onlus e aderente alla Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, e la psicologa che li accompagna nell'interazione con i pazienti. "La presenza dello psicologo, o comunque dello specialista – spiega il presidente dell'associazione, Mario Colombo – è sempre necessaria, perché l'educatore cinofilo non basta. Inoltre siamo convinti che decisivo sia il carattere del cane, non la sua razza. La maggior parte dei nostri cani terapeuti proviene da esperienze di maltrattamento e abbandono: recuperiamo energia positiva da situazioni un po' particolari".

Aggressioni canine: vuoto legislativo

CANIEVETERINARINel 2009 il Ministero della Salute abbandonava come anti-scientifica la black list dei cani pericolosi e con il cosiddetto 'patentino' promuoveva l'educazione al rapporto uomo-animale. Nel 2011 l'impianto normativo, tutto improntato al possesso responsabile, veniva differito di 24 mesi. Fino ad oggi, data di scadenza dell'Ordinanza ministeriale. Salvo proroghe.



I provvedimenti adottati nel 2009, un decreto e una ordinanza reiterata fino alla sua odierna scadenza, hanno costruito un impianto di forte responsabilizzazione individuale del proprietario e di educazione-formazione dei cittadini per prevenire episodi di aggressione sempre legati (specie in ambito domestico-privato) a cattive gestioni dei cani o cattive scelte del cane adatto. Centinaia di medici veterinari erano stati formati dal Ministero della Salute, dal Centro di Formazione per la Sanità Pubblica Veterinaria e dalla stessa SCIVAC, in collaborazione con SISCA, per fare da docenti ai corsi ai cittadini. I corsi, a suo tempo, videro Comuni, Asl, Facoltà, Ordini veterinari e Società Scientifiche impegnati nell'organizzazione e nel rilascio dei "patentini". La carenza di fondi (i percorsi facoltativi erano gratuiti per incentivare la cittadinanza a partecipare) ha fatto il resto. Resta il dato confortante, rilevato dalle più recenti indagini sull'opinione pubblica, è la radicata convinzione che il problema non sia il cane in sé, ma la sua gestione proprietaria.

Se il processo culturale si è arenato, non si sono fermate, invece, le cronache che registrano tutte le settimane almeno un caso di aggressione grave: o da parte di randagi (altra minaccia all'incolumità pubblica e alla proprietà) a danno di persone e altri animali, o da parte di cani di proprietà per improvvida gestione. I cani riconosciuti come morsicatori avrebbero dovuto concorrere, attraverso le anagrafi canine regionali, ad un censimento epidemiologico statisticamente affidabile degli episodi di aggressività e dei soggetti aggressori, che tuttavia a livello nazionale non esiste.

Per il Vice Presidente ANMVI Raimondo Colangeli, con delega alla medicina comportamentale, l'Ordinanza ministeriale "era di fondamentale importanza anche per la gestione ex post delle aggressioni, attraverso la figura del medico veterinario esperto in medicina comportamentale, giuridicamente riconosciuto proprio da un innovativo quadro legislativo discendente dall'Ordinanza stessa".
A farne le spese poi, quando capitano incidenti, è sempre anche il cane, portato via dal proprietario e "internato" in canile, quando si sarebbe potuto evitare di degenerare nel rapporto. "Educare al corretto rapporto con l'animale in famiglia e in società è un aspetto primario- rimarca Colangeli- Il secondo, forse ancora più cruciale, è quello della gestione dell'evento di aggressione e della valutazione che solo il medico veterinario comportamentalista ha la specializzazione idonea per farla. Non esistono cani pericolosi, esistono cani che possono rendersi protagonisti di episodi di aggressività, ma prima di emettere una sentenza di "comprovata pericolosità" bisogna passare per la visita e la diagnosi comportamentale. Troppa superficialità potrebbe indurre a saltare un passaggio fondamentale: distinguere- attraverso una diagnosi differenziale- se l'evento ha origine organiche nel soggetto aggressore o se ha origine patologica mentale".
"Dolore, alterazioni sensoriali, disordini metabolici, stato di malattia sono tutte situazioni che possono indurre l'animale a situazioni di irritabilità. Solo il medico veterinario comportamentalista può fare una diagnosi e aiutare il proprietario a prevenire e a curare il suo animale. Se la criminalizzazione dei cani non appartiene alla letteratura scientifica è anche vero che il cane va gestito correttamente tenendo conto delle sue esigenze di salute e di benessere. Una gestione scorretta - conclude Colangeli - può diventare la prima causa di aggressività".

Ad oggi la questione non ha trovato disciplina in uno strumento legislativo ordinario, a livello nazionale.

Aggressività dei cani: di chi è la colpa?



canealguinzaglioLa risposta è chiara: per l'83% il problema non sono i cani, ma la mancanza di educazione impartita dai loro proprietari.

Una maggiore educazione può rendere più serena la convivenza degli animali in società. Per l'83% della popolazione interessata dalla ricerca condotta da Gfk Eurisko, a cura del Dott. Giuseppe Minoia, sul ruolo sociale, relazionale, emotivo e simbolico degli animali da compagnia. I risultati della ricerca sono riportati nel Rapporto Assalco Zoomark 2013, diffuso in questi giorni.

La ricerca esplora la percezione dell'aggressività dei cani e rileva come per la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica il problema non sono i cani in sé, ma la mancanza di educazione. I cani in quanto tali non sono percepiti come "pericolosi ed aggressivi" e questo giudizio non viene solo da cittadini proprietari (91%) come sarebbe lecito attendersi, ma anche da non proprietari (80%)

Le preoccupazioni sono tutte rivolte alla gestione responsabile da parte del proprietario e si riflettono sull'accettazione della presenza degli animali da compagnia negli spazi pubblici: solo il 48% pensa che dovrebbero essere sempre accettati. Il 61% dell'opinione pubblica e il 51% dei proprietari segnala perplessità sul ruolo dei proprietari quali educatori degli animali nel rispetto degli spazi pubblici.

La ricerca affida un ruolo importante all'informazione che i media danno all'opinione pubblica. Il 52% del totale Italia e ben il 72% dei proprietari di cani o gatti vorrebbe, infatti, che i media dedicassero più spazio ai diritti degli animali e ai compiti dei proprietari. Ai media, oltre che ai proprietari, viene attribuito un ruolo importante nel diffondere educazione e conoscenza sul valore socioculturale dei pet. La ricerca rileva il desiderio di avere maggiori contenuti legati ai pet e alla loro educazione, alla convivenza con loro, oltre che ad aspetti legati alla cura o al benessere. I media sono desiderati anche come contenitori di storie che testimonino e aggiornino sugli stili di vita degli animali con i proprietari.

giovedì 16 maggio 2013

Condanna con multa per aver preso a calci un cucciolo



corte-di-cassazioneLa Suprema Corte ha condannato una 63enne al pagamento di una multa, per l’inutile condotta violenta nei confronti di un cucciolo di setter.

La Corte di Cassazione, con la  sentenza 19695 dell’08 maggio 2013, ha confermato  il giudizio di colpevolezza della donna, per le lesioni cagionate volontariamente, colpendo con un calcio il cucciolo di razza setter alla coscia posteriore, “facendolo volare per alcuni metri”.

Il ricorso presentato contro il giudizio di colpevolezza della Corte d’appello di Napoli è stato dichiarato inammissibile e la donna è stata ritenuta responsabile del reato di delitti contro il sentimento per gli animali, condannandola al pagamento di una multa di 2 mila euro.

La terza sezione penale, d’accordo con la Corte partenopea, ha ritenuto legittima la sanzione visto il crudele comportamento della donna "adulta", senza che ne sussistesse la necessità e non avendo nulla da temere dal piccolo cagnolino.

La ricorrente dovrà pagare le spese processuali e dovrà effettuare un versamento di mille euro nelle Casse delle ammende.

La massima: In tema di delitti contro il sentimento degli animali, è legittima la multa a chi colpisce con un calcio un cucciolo di animale senza necessità, configurando una condotta crudele (nella specie, sussiste l’elemento soggettivo del reato ravvisando nella condotta dell’imputata (donna adulta), la sussistenza del dolo avendo la stessa colpito volontariamente con un calcio il cucciolo di cane,senza esserci l’effettiva necessità, non potendo ritenere di potere subire nocumento da un cagnolino così piccolo).

Dog "unchained"


ColangeliLa Liguria segue a ruota l'Emilia Romagna e riesce a proporre un testo addirittura migliore.
"Al detentore di animali di affezione è vietato l'utilizzo della catena o di qualunque altro strumento di contenzione similare, salvo per ragioni sanitarie, documentabili e certificate dal veterinario curante, o per misure urgenti e solo temporanee di sicurezza".

E' civilissima la nuova legge dell'Emilia Romagna, ma la Liguria promette di superarla per buon senso pratico. Infatti la proposta ligure vieta la catena, ma si impegna anche a individuare i "requisiti di detenzione degli animali di affezione, con disposizioni specifiche per la detenzione dei cani da parte dei privati". Questo è il punto: controbilanciare la "liberazione" con una cautela legislativa sia per i cani che sono sempre stati a catena, sia per la corretta detenzione di tutti gli altri. Ai primi non si può dare campo libero da un giorno all'altro, ma occorre temperare il divieto non con la catena in deroga, ma obbligando alla recinzione degli spazi in cui si trova il cane, senza mettere a rischio l'incolumità altrui.


Plauso al divieto dunque, noi comportamentalisti in prima fila, perché introduce un cambiamento culturale nella relazione tra cane e uomo, non più solo utilitaristico ("mi fa la guardia"), ma che fa rientrare il cane nel gruppo socio-familiare e lo ricolloca nella sua corretta dimensione etologica. Il cane, animale sociale per eccellenza, deve interagire con le persone ed aumentare il grado di socializzazione. Questo è il principio che sta alla base dell'educazione al possesso responsabile e che le nostre autorità hanno dimenticato.

Del resto basta l'esempio del cane pastore maremmano, per capire che anche un cane può governare un territorio senza catene e senza pericoli: il maremmano sa che è nel suo potere quello di proteggere il gregge, ma anche di non poter andare oltre al controllo territoriale, e non trascende in episodi di aggressione indiscriminata a danno di chiunque.
Allo stesso modo, il cane libero nella proprietà privata, opportunamente recintata, saprà che il suo compito è di avvisare, con l'abbaio, dell'arrivo di presenze indesiderate o sospette o estranee, ma non quello di aggredire né di decidere al posto del suo proprietario se chi entra nel territorio è un amico o un nemico.

A catena di giorno e libero la notte, come avviene in molti contesti privati, vuol dire creare presupposti di privazione sociale che si traducono in aggressività. Spesso chi ricorre alla catena è consapevole che si tratta di uno strumento di contenzione idoneo ad esasperare comportamenti di aggressività derivanti dalla frustrazione in isolamento coatto e asociale. Non è accettabile il cane gestito a catena per farne un 'assassino'.

Nel 2013, è più efficace un bell'antifurto che un cane a catena.

Raimondo Colangeli, Med. Vet comportamentalista, Vice Presidente ANMVI

La sterilizzazione allunga la vita (dei cani)


cuccioli canimodificataMeno patologie infettive nei cani sterilizzati. La scoperta è di un nuovo studio dell'Università della Georgia. I risultati dell'indagine sono descritti in un articolo pubblicato sulla rivista Plos One e suggeriscono che il cane che vive di più è quello sterilizzato. Lo studio ha esaminato un campione di 40.139 decessi registrati nel database delle Facoltà di veterinaria del Nord America dal 1984 al 2004.
L'età media di morte per i cani non sterilizzati è 7,9 anni contro i 9,4 anni dei cani sterilizzati.

Dall'indagine è emerso che la sterilizzazione altera le percentuali di rischio di diverse malattie. I cani non sottoposti ad una gonadectomia hanno maggiori probabilità di morire per infezioni o traumi mentre i cani sterilizzati hanno più possibilità di morire di cancro e di malattie autoimmuni. Nei cani interi, alcuni degli ormoni riproduttivi, in particolare il progesterone e il testosterone, possono sopprimere la funzionalità normale del sistema immunitario, aprendo la strada alle malattie infettive.

La ricerca delinea un quadro di riferimento per i possessori di cani: se il cane è sterilizzato bisogna aumentare i controlli relativi al cancro e alle malattie autoimmuni, in caso contrario sarà necessario tenere alta la guardia su malattie infettive e traumi. (AGI) .